
Il cavoletto di Bruxelles è stato il primo foodblog che ho seguito, ai tempi in cui bruciavo le frittate e un semplice sugo al pomodoro era un mistero di alta cucina! Non molto tempo fa in effetti. Tuttavia, da allora, ne è passata di acqua sotto i ponti e di sugo sui fornelli! Ho iniziato a seguire il blog attratta dalla fotografia e dal tono, molto colloquiale e allegro, usato da Sigrid. Ho scoperto così, grazie anche a mio marito, che la cucina era molto di più di quello che avevo conosciuto fino a quel momento. Da allora è stata una continua scoperta.
I blog che oggi seguo sono molti di più, ma il cavoletto è rimasto una sorta di caposaldo, un punto di riferimento. Quando ho aperto il blog ho inviato un messaggio a Sigrid, a cui ne sono seguiti altri con richieste di consigli e suggerimenti e ho trovato da parte sua sempre grande disponibilità, a conferma dell’immagine che dà di sé sul blog. All’uscita del “Libro del cavolo” non potevo non averlo; sacrilegio! Una volta avuto tra le mani e annusato (voi non annusate i libri?) è stato come avere in mano il suo blog. Leggerlo poi è come fare un viaggio attraverso i suoi luoghi dal gelido Mare del Nord al profondo Sud siciliano, un viaggio fatto di colori, profumi e sapori, inteso e coinvolgente.
Mi sono poi resa conto che il mondo del cavoletto è nato agli antipodi del mio mondo. Mi spiego: mentre i suoi ricordi d’infanzia sono legati all’aragosta cucinata dalla nonna, a me è più familiare la testa mozzata del pesce spada fuori dalla pescheria, nei giorni afosi delle estati reggine; alla pesca notturna dell’anguilla, nei miei ricordi, si contrappone l’immagine delle passerelle per la pesca del pesce spada. Forse è proprio questo che mi attrae, la distanza. Una distanza che con il tempo, i viaggi e la conoscenza delle altre terre diviene sempre più sottile fino a fondersi infine nei profumi e nei sapori della cucina di casa.
Il “Libro del cavolo” è stata una piacevole scoperta anche dal punto di vista editoriale, perché il libri sono un’esperienza tattile oltre che visiva (nel mio caso anche olfattiva), complimenti quindi alla Cibele e a Chiara Borda che ne ha curato il progetto grafico. In questi giorni c’è anche uno sconto del 15% sul libro, io ne approfitterei. (Casomai qualcuno se lo stesse chiedendo: no, non mi pagano per questa recensione).
Il libro è uscito diversi mesi fa ed era da tempo che pensavo di scrivere un post a tema, lo faccio adesso approfittando della “festa del cavolo” e vi propongo una delle ricette del cavolo cartaceo. Si tratta di una rivisitazione della torta frangipane (pg 40-41), anche se le variazioni che ho apportato non sono poi molte. Ho sostituito le mele con le nocepesche, l’essenza di mandorle amare e il rum con il grand marnier ed aggiunto nel ripieno i pezzettini di frutta.
Ingredienti
- pasta sfoglia 400 g
- farina di mandorle 250 g
- zucchero 160 g
- burro 100 g
- farina 40 g
- uova 4
- noce pesche 4
- grand marnier 3 cucchiai
- miele 2 cucchiai
- acqua di fiori d’arancio 1 cucchiaio
- sale 1 presa
- gelatina 2 fogli

Sbucciare le nocepesche e tagliarle a spicchi e poi a fettine, una tagliatela a pezzettini piccoli. Foderare un teglia da crostata o delle tegliette da crostatina con la pasta. Preparare il ripieno mescolando la farina di mandorle, la farina, lo zucchero, il burro fuso, le uova leggermente sbattute, il grand marnier, il sale e i pezzettini di nocepesca. Versare il ripieno nella crostata o nelle crostatine e aggiungere, premendo, gli spicchi di nocepesca. Infornare a 200° C per una ventina di minuti o finchè la superficie sia rigonfia e dorata (il doppio del tempo per la crostata unica).
Infine, scaldare il miele insieme alla stessa quantità di acqua, lasciar bollire per 5 minuti, aggiungere l’acqua di fiori d’arancio (io non ho resistito e un po’ di grand marnier l’ho aggiunto anche qui) e la gelatina ammollata. Lasciare intiepidire e spennellare il dolce tiepido con questa gelatina.

Tempo di saluti
Questo post ha una seconda parte per i saluti! Purtroppo dovrò assentarmi dal blog durante l’estate, ci rivedremo a settembre. Anche se l’Anima di questo blog è lontana questo non vuol dire però che il blog rimarrà in standby, perchè dovrebbe fare qualche apparizione Gusto (come, ormai, amici e colleghi chiamano mio marito). Passerò i prossimi due mesi a Pellaro a lavorare nel lido/pub di famiglia, niente vacanze quindi, ma almeno avrò una abbronzatura invidiabile! Per farvi un’idea del posto vi lascio qualche scatto fatto l’anno scorso da mio marito.



Approfitto infine di questo post per segnalarvi una mostra benefica di fotografia realizzata a seguito di un triste episodio avvenuto ai danni di una delle passerelle di cui vi parlavo prima. Date un’occhiata alla galleria, troverete foto splendide e se vi trovate dalle parti di Scilla andate a vederla dal vivo.




































